Un loft newyorkese a Roma?
E’ la scelta di Antonio Grimaldi per riposarsi ed essere se stessi.
di Stefania Giacomini
Quando si entra in questa casa mi sembra di non essere nel cuore di Roma ma in una dimora newyorkese o di Los Angeles, un loft, open space, dove stare in relax o con amici in maniera informale.
“Questo appartamento è nato” – spiega lo stilista Antonio Grimaldi – “durante il covid … in un’altra abitazione dove abitavo non ci sono balconi e ne ho sofferto. Qui invece c’è la possibilità di uscire all’aperto con vari terrazzi immersi nel verde”.
I colori scelti sono grigio, metallo, nero e pareti bianche. Una scala in pietra funge da elemento di design, dando carattere all’ambiente, e negli spazi, gli arredi quasi non esistono o sono nascosti, qui tutto diventa leggero.
“Nel mio atelier a largo Argentina incontro tante clienti con abiti e tessuti di ogni colore ma quando torno a casa ho bisogno di riposare gli occhi e la mente da questi stimoli” spiega in questo modo la sua scelta di arredare così questo loft illuminato da lampade Artemide.
L’effetto è quello di valorizzare ‘la leggerezza dell’essere’. Si nota il suo grande amore per l’arte. Ecco i manifesti del famoso Mimmo Rotella o la foto dove si vede Pier Paolo Pasolini seduto, autore Paolo di Paolo, uno dei fotografi più pubblicati al mondo dal 1956 al 1966, esposto anche al Maxxi; poi opere che fanno del riuso la loro cifra identificativa come ‘Cielo d’Africa’ il titolo del quadro di Flavio Favelli.
Indovinate con che materiale è fatto? Tutte carte da involucro dei baci Perugina! Anche il piano superiore, dove ci sono la sala gym e la camera da letto, i colori sono neutri ma spicca il ‘Cristo rosa’ dell’artista iraniano Howtan, anche lui usa materiale riciclato (gesso, polistirolo, acrilico e spine di acacie).
Arte contemporanea dunque è la scelta di Antonio Grimaldi eppure in un angolo si nota una sorta di altarino avvolto da una teca in vetro.
A che serve? ”Era usato nll’800 da militari che esponevano qui le fedi nuziali o le medaglie segno di vari riconoscimenti ufficiali” spiega lo stilista. Curioso.
Accostamenti inusuali di materiali, tecniche di decoro, lavorazioni preziose di pezzi di arredamento abbinati agli abiti più iconici della collezione Giorgio Armani Privé. Raffinatezza è la parola d’ordine per una produzione realizzata interamente in Italia.
Che cosa è la casa per te?
“E’ un rifugio, un luogo dove mi ritrovo, dove posso essere me stesso, un luogo che rappresenta, quando si rientra a casa, il momento più bello dopo una giornata di lavoro. In fondo quando usciamo di casa si indossa un’uniforme, per le sembianze di chi rappresenti e per cui reciti la parte del tuo ruolo, mentre quando torni a casa ti spogli di ogni orpello”.
Il tuo appartamento è l’opposto di molte case piene di quadri e soprammobili?
“Dipende dalla personalità. C’è chi colleziona oggetti perché gratifica la sua voglia di possesso. In fondo la casa rispecchia anche il lavoro che si fa.. mi riferisco agli avvocati, notai o medici che desiderano uno spazio opposto all’ambiente dove lavorano”.
Il suo posto preferito è il living, con il caminetto acceso d’inverno dove può leggere o sfogliare un libro o le riviste illustrate, comodamente seduto sul divano. La cucina è open, dove il tavolo da pranzo è stato disegnato dallo stilista che spiega: “A volte quando invito a cena gli amici scendiamo e facciamo la spesa insieme e poi con un buon bicchiere di vino cuciniamo la cena. Tutto in maniera molto informale”.
E’ stato, per molti anni, ‘membre invitè’ a Parigi, a la Federation National de la Mode dopo aver sfilato, più volte per la settimana dell’alta Moda a Roma e poi, con il covid che ha vietato le passerelle, il mondo si è bloccato. Cosi a lui, insieme ai suoi collaboratori, è venuta l’idea di fare il primo video, con tanto di regia, per la collezione con Asia Argento e sua figlia, ispirandosi al mito di Elektra (complesso femminile di Edipo). Racconta una vera e propria storia, fatta di abiti, ambientazione, modelle e musica.
L’ultimo video, dal titolo ‘Brillo’, è tratto dal libro su Lujba Rizzoli, vedova Rizzoli, sua cliente e amica da 15 anni. La collezione, infatti, si è ispirata a questo libro e alla personalità di una donna di grande carattere e stile, oggi 92 enne.
“Questa idea del video in un certo senso rispecchia un po’ quello che siamo noi – spiega Antonio Grimaldi –una maison d’alta moda con clienti soprattutto mediorientali che spesso non desiderano essere visti nelle passerelle o affrontare la folla. A volte mandano le loro assistenti alle sfilate e dunque preferiscono vedere il video dal quale potranno scegliere il loro abito per poi venire a fare le prove in atelier”.
Questa formula funziona, del resto con l’avvento dei social la sfilata non si vede più in diretta. Non essendoci le celebrità che, di solito, vengono invitate alla passerella, tutto è concentrato sull’abito, sullo stile e sulla qualità dell’abito.
Che cosa è per te lo stile?
“Non te lo puoi costruire. Ci sono persone che hanno innata l’eleganza. Se non ce l’hai non sarà certo l’abito ad aiutarti. Se si vuole intendere lo stile come un marchio di riconoscimento della maison oggi si sta perdendo…. tutto è più omologato. Personalmente ho lavorato molto per far riconoscere il mio ispirato dall’arte, con tagli asimmetrici, abiti strutturati, ricami contemporanei”.
Sei da molti considerato l’erede del maestro Sarli.
“E’ vero l’ho sempre ammirato. Da giovanissimo mi imbucavo per vedere le sue sfilate e studiare come realizzava le incredibili cuciture che permettevano forme impossibili fatte con il tessuto. Altro idolo per me è Roberto Capucci”
Il tempo è volato. Quando saluto Antonio Grimaldi, per un attimo, il mio sguardo è colpito da un Batman bianco, scultura di Adrian Tranquilli che sembra uscire dalla parete. Chissà, anche lui mi vuole fare gli onori di casa?




