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Casa Peacock’

di Gigliola Brioni e di suo marito Ettore Perrone

di Stefania Giacomini

E’ moderna e coloratissima come lo stile ‘pavone’ inventato negli anni 50 dal padre di Gigliola, Gaetano Savini Brioni che rivoluzionò lo stile da uomo, tanto che fu chiamato il Dior da Uomo. Desidero scriverne proprio in ricordo e omaggio a Gigliola, a colei che l’ha pensata e arredata. La sua gioia e il gusto per il colore si vedono subito dal salotto dove i divani viola contrastano il verde dirompente che appare dalle vetrate circostanti.

E proprio lì l’ho intervistata, mi ha raccontato una carrellata di ricordi sul suo profondo rapporto con il padre che inventò anche la prima sfilata da uomo alla sala Bianca a Firenze con il primo modello Angelo Vittucci. Quando si entra nell’open space del soggiorno si è subito colpiti dalla scala dal design trasparente che cambia colore.

Sembra di volare, salendo sugli scalini che portano al piano superiore dove, in alto, troneggia un grande quadro, omaggio a Frida Kahlo, pittrice simbolo di donna indipendente. Avvicinandosi al quadro si capisce con stupore che è stato realizzato, dal romano Massimo Lupoli, con tanti pennelli giganti. Gusto anche per l’arte mista?

Accostamenti inusuali di materiali, tecniche di decoro, lavorazioni preziose di pezzi di arredamento abbinati agli abiti più iconici della collezione Giorgio Armani Privé. Raffinatezza è la parola d’ordine per una produzione realizzata interamente in Italia.

Questa dimora genera stupore, rivelando l’amore per i ricordi di famiglia raccolti in un incredibile scrigno di Fred Allard (artista francese famoso per opere in metacrilico): una valigia in plexiglass, custode inusuale (qui ritorna la scelta per questo materiale) di “ Gaetano Savini – The Man Who Was Brioni” , bellissimo libro sulla storia della famiglia di Gaetano  che nel decennio 50-60 vestì i grandi divi di Hollywood, nostrani e uomini di stato ( Rock Hudson, Marcello Mastroianni, Robert Kennedy) ma anche dive come Anna Magnani perché, grazie anche al coinvolgimento di Gigliola, si creò, in seguito, la linea da donna.

Ma l’amore per la fotografia, arte in Italia che si sta valorizzando solo di recente, evoca anche il senso del moderno di questa singolare abitazione declinata su più livelli. La scelta delle grandi opere fotografiche  a parete, crea verticalità, scandisce il ritmo della stanza e guida lo sguardo: un espediente raffinato per valorizzare i soffitti alti e amplificare la profondità visiva. Tre grandi fotografie astratte che, mi ha spiegato Gigliola, sono gigantografie, rielaborate con il colore, di lattine di benzina.

Materiale povero nobilitato dall’occhio artistico di Thierry Konarzewsky; “Eravamo a Parigi – mi ha detto con entusiasmo Gigliola – appena le ho viste, insieme ad Ettore, le abbiamo subito volute per il nostro appartamento”. Quindi amore per i talenti, amore appreso dal visionario padre Gaetano che, per le tante richieste, dopo il successo della collezione della Sala Bianca, aprì una fabbrica insieme al socio Nazareno Fonticoli ma anche una scuola per giovani sarti in Abruzzo dove risiede ancora l’azienda, ora di proprietà di una holding.

Padre e figlia: i Brioni hanno amato la moda e i loro clienti, ma era un amore corrisposto. E poi l’enorme quadro che troneggia in camera da letto, con la scritta “Non c’è nulla da indossare che non abbia fatto Gigliola”, porta la firma di Barbara, la pittrice americana, tra le più assidue sue clienti.

Questa home, sintesi di design, arte e natura, ha anche un terrazzo che si raggiunge salendo, per guardare una parte di Roma; qui si scoprono alberi di limoni e tanto verde, frutto della passione per il giardinaggio del marito Ettore e si ha una conferma: “se la casa esprime l’anima di chi la abita, qui si respira allegria, curiosità per ciò che è diverso, per talenti artistici dal senso estetico anche con oggetti ‘alternativi’”.

Grazie Gigliola.

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