Se questi muri potessero parlare
di Emanuela Bonfili
Nasce una nuova rubrica curata da Emanuela Bonfili, architetto e titolare dello Studio di Architettura Domus Dreams, curiosa per vocazione e desiderosa di trasmettere al lettore lo stupore per i cambiamenti che attraversano il nostro modo di abitare.
“Se questi muri potessero parlare…”. È una frase che abbiamo pronunciato tante volte e ora non è più una suggestione poetica, ma una delle nuove frontiere del lusso nell’abitare. Immaginiamo una cena tra amici in un palazzo storico appena restaurato, con scale in marmi policromi, pareti affrescate e soffitti a cassettoni. Tanta bellezza nutre l’anima e ci fa sentire fortunati di viverla in prima persona, sensazione sicuramente comune a tutti coloro che, vivendo in Italia, hanno la fortuna di nutrirsi di bellezza senza sforzo.
Ma torniamo alla nostra cena: dopo lo stupore, può sorgere un pizzico di curiosità, la voglia di saperne di più di quell’edificio; ecco che l’ospite interagisce con un dettaglio architettonico che nasconde un tag invisibile: basta lo smartphone per interrogare la casa come un libro vivente.
Non è un semplice sistema di domotica: i dati dell’immobile sono custoditi digitalmente, registrati in modo immutabile tramite blockchain e collegati a tag NFC che connettono il mondo fisico a quello digitale. Grazie all’intelligenza artificiale, queste informazioni diventano accessibili e intuitive: la data in cui è stato costruito l’edificio, chi vi ha soggiornato, quali trasformazioni ha subito, persino il codice colore delle pareti. La casa non è più oggetto inanimato, ma una testimone consapevole del proprio valore storico e tecnico.
Gli ospiti della nostra cena immaginaria possono divertirsi a interrogare l’IA che, in modo immediato, diventa portatrice di informazioni e dati, ma anche cultura e conoscenza.
Non è fantascienza, è già realtà: è quello su cui stanno lavorando imprese innovative come la svizzera Tokenance, che arriva persino a fornire all’utente un’interfaccia intelligente e multilingua, il sistema Ask Home, perfetto per una clientela internazionale e sofisticata. Per anni edilizia e real estate sono rimasti tra i settori più lenti nell’adozione del digitale, dominati da archivi cartacei e processi frammentati. Oggi tecnologie come blockchain, smart contract e tokenizzazione entrano nella progettazione, nella costruzione e nella gestione degli immobili.
La blockchain, in sintesi, è un registro digitale distribuito e immutabile: una volta validato, un documento resta consultabile ma non modificabile, garantendo trasparenza e sicurezza. Applicata all’edilizia, consente di archiviare in modo verificabile tutta la documentazione di un immobile: progetti, materiali, manutenzioni, collaudi.
Ogni intervento lascia una traccia certa, consentendoci di sapere esattamente cos’è stato fatto, quando, come e con quali materiali, generando non solo efficienza operativa, ma valore culturale ed economico. L’edificio diventa così un sistema informativo vivo, con una storia certificata che riduce rischi e incertezze per chi acquista o investe. Se questo è rivoluzionario per il patrimonio storico, lo è ancor più per le nuove costruzioni, dove l’archiviazione urbanistica, impiantistica e manutentiva può nascere insieme al progetto.
Per architetti e progettisti questo approccio innovativo diviene anche uno strumento reputazionale, sinonimo di trasparenza e alleato del passaporto digitale dei prodotti, antidoto a greenwashing e difetti nascosti. L’innovazione nel real estate è, quindi e prima di tutto, un cambio di mentalità: passare da una gestione frammentata a una visione integrata, in cui dati, processi e responsabilità dialogano. La sfida è accompagnare questo cambiamento con consapevolezza perché i muri, finalmente, possano davvero raccontare la loro storia.



