La regia dello spazio: quando l’home staging ridefinisce il valore.
Intervistiamo Martina Neri
di Natasha Citro
Abbiamo affidato la rubrica “Home Staging” a Martina Neri, home stager e consulente di valorizzazione immobiliare, fondatrice di Opera Home Staging. Dopo sei anni alla guida di una società di locazioni residenziali, oggi affianca con successo gli agenti immobiliari nella valorizzazione strategica degli immobili in vendita.
Martina, come sei diventata home stager?
Nel mercato attuale, la differenza tra un immobile che resta mesi in portafoglio e uno che genera visite qualificate nei primi giorni è spesso la presentazione. Negli anni nelle locazioni, con tre uffici tra Roma e Firenze, ho gestito trattative, contratti, team e proprietari esigenti: ho visto case simili affittarsi in pochi giorni o restare ferme per mesi. Il prezzo, spesso, non c’entrava. Era una questione di percezione: spazi con potenziale ma senza gerarchia, illuminazione inefficiente, ambienti troppo personalizzati o, al contrario, anonimi, case senza identità. Ho quindi fatto la scelta di approfondire il linguaggio dello spazio acquisendo un master all’Istituto Europeo di Design di Milano, dove ho studiato la relazione tra percezione e valore. Così è nata Opera Home Staging: ogni immobile ha bisogno di una regia.
Come lavori concretamente?
Nulla è casuale: disposizione, proporzioni, cromie, luce. Ogni scelta risponde a un obiettivo commerciale. Analizzo target e posizionamento, poi rendo lo spazio leggibile e competitivo. L’home staging è strategia applicata allo spazio: costruisce una narrazione coerente, pronta ad accogliere i futuri residenti. Un ambiente disordinato o sbilanciato interrompe quel racconto e, di conseguenza, la decisione d’acquisto.
Cosa consigli agli agenti immobiliari?
Un immobile non è solo metratura, posizione e prezzo: è un prodotto in concorrenza con altri. E la prima visita oggi avviene online: in pochi secondi si decide se approfondire o scorrere. L’home staging interviene prima dell’annuncio, riduce le obiezioni e facilita la trattativa riportando l’attenzione sul valore reale. Prima di negoziare un prezzo, bisogna costruire il desiderio.
Una case history?
Nel 2025, a Roma, un investitore aveva frazionato un appartamento ricavandone un trilocale e un bilocale. Aveva fatto realizzare render accurati per la classica vendita “su carta” e, a lavori conclusi con gli spazi impeccabili, si è manifestato qualche interesse iniziale, ma nessuna proposta concreta. Le immagini perfette in 3D non rendevano giustizia gli interni freddi e impersonali. Così, gli ho proposto home staging completo con open house. I pavimenti in grès grigio, puliti ma asettici, chiedevano bilocale. Aveva fatto realizzare render accurati per la classica vendita “su carta” e, a lavori conclusi con gli spazi impeccabili, si è manifestato qualche interesse iniziale, ma nessuna proposta concreta.
Le immagini perfette in 3D non rendevano giustizia agli interni freddi e impersonali. Così, gli ho proposto home staging completo con open house. I pavimenti in grès grigio, puliti ma asettici, chiedevano calore: abbiamo introdotto materiali morbidi, colori naturali e accenti boho-chic, in linea con posizione, giardino e target (giovane coppia, famiglia al primo acquisto). Obiettivo: riequilibrare proporzioni, chiarire volumi, rendere gli ambienti accoglienti e leggibili, senza scenografie forzate. Dopo sette giorni, l’annuncio è tornato online. All’open house si sono presentati tre candidati ed entrambe le unità sono state vendute. La strategia era valida: serviva solo rendere visibile ciò che prima risiedeva solo nell’immaginazione. La sicurezza nasce quando immagine e realtà coincidono.
Grazie Martina, e buon lavoro con la rubrica: continueremo a scoprire i segreti di questa nuova regia della vendita immobiliare.



